Era da un po’ che volevo scrivere qualcosa a proposito di questa “rivoluzionaria” pallina, poi ho scoperto di essere arrivato tardi, altri e ben più autorevoli se ne sono occupati, ma su questo torno fra poco.

Come nasce la curiosità verso questo aggeggio? Un amico mi invita ad entrare nel gruppo di utilizzatori della pallina su Facebook; fino ad allora, non ne conoscevo proprio l’esistenza. Se ne parla in ufficio, un collega ce l’ha ed è contento, dice di averne sentito parlare ad uno spettacolo di Beppe Grillo. Bene, si decide per un acquisto di gruppo, per risparmiare sulle spese di spedizione, e vengo incaricato di rintracciare, fra i vari siti ufficiali, quello da cui ordinare risparmiando ancora un po’.

Con una semplice ricerca su Google, ecco trovato il sito svizzero, e dalla visione del filmato nascono i primi dubbi: come possono ionizzare l’acqua, delle semplici sfere di ceramica, per di più contenute in una palla di plastica? La ceramica è materiale inerte,potrei capire l’effetto meccanico di sfregamento, già noto alle nostre nonne ed alle ditte produttrici di jeans “stone washed”, ma che sfregamento ci può essere con i panni sporchi, se le sferette stanno dentro la palla? Come fa un materiale inerte, non fotosensibile, a “riarsi” stando al sole?

E ancora: si parla di emissione di raggi infrarossi: a casa mia, gli infrarossi non si generano dal nulla, se non erro è una delle leggi fondamentali della termodinamica, ci vorrebbe quindi una fonte di energia. E poi, sarà vero che gli infrarossi hanno un effetto sulle molecole d’acqua? O su quelle dello sporco? Passi per gli ultravioletti, utilizzati da dentisti e parrucchieri, ma lì i raggi del mistero agiscono sui microrganismi, non sulle molecole di unto…

Poi, l’illuminazione : scovo un blog dove si discute della cosa, e due commenti in particolare mi colpiscono. Il primo commento rimanda al noto sito di ingrosso orientale, su cui la bio washball ufficiale e altre di altre case produttrici, si trovano a prezzi intorno all’euro l’una, compresa spedizione… Gli svizzeri la vendono a 35 euro, più spese… mmmh…

Il secondo commento, recita più o meno: “avete provato a mettere i panni in lavatrice, senza detersivi, e a lavarli così a 40 gradi? Potremmo avere delle sorprese”. Decido di sorprendermi, e ci provo: abiti per la corsa, lasciatia decantare un giorno ed uniti a quelli utilizzati in neve e fango in mountain bike il giorno successivo. Imposto il programma rapido e a mezzo carico, aggiungo appena una goccia di napisan per il fondello della salopette da bici, e avvio. Ebbene, i miei preziosissimi capi tecnici, se ne escono belli puliti, salvo alcune macchie più persistenti di fango, solo un po’ sbiadite ma non del tutto rimosse. ovviamente l’unico profumo che si sente è quello del napisan, però l’odore del sudore è del tutto scomparso.

E allora: non è che la bio washball, tutto sommato, può restare sugli scaffali svizzeri? Non è che basterebbe utilizzare meno detersivo, e sostituire l’ammorbidente (che fra l’altro gli svizzeri consigliano di aggiungere in piccola quantità qualora non si volesse rinunciare alla profumazione dei capi - ma come? ma se l’ammorbidente inquina 10 volte tanto un detersivo qualsiasi? e tutta sta menata del bio?), sostiuire l’ammorbidente, dicevo, con il caro vecchio bicarbonato di sodio?

Ulteriori conferme mi vengono da un chimico, secondo cui è impossibile che la bio washball possa agire sulle macchie di grasso, ad esempio. Ed infatti, sempre dal sito ufficiale, suggeriscono di sfregare le macchie più ostili con sapone di marsiglia… Ovvero di pretrattare! E comunque, non serve un chimico, basta osservare il grasso dei piatti, che col cavolo si mescola all’acqua, non essendo il grasso idrosolubile. Insomma, la pallina magica avrebbe lo stesso effetto-placebo sulle macchie, di quello ottenuto dai ciccioni che vanno a correre con il piumino, convinti di sudare via il grasso corporeo in eccesso, e finendo disidratati.

Infine, ieri mi dicono che la trasmissione “mi manda Rai tre” si è occupata del caso, ed ho trovato la conferma definitiva dal sito di Paolo Attivissimo, da cui si può vedere la puntata della trasmissione, e in cui sono descritti in maniera rigorosa i motivi per cui la palla… è una palla! (altro blogger che si è occupato della cosa e ne ha scritto in modo conciso e interessante, è qui)

Per me, propaganda contro in ufficio (ovviamente annullato l’acquisto collettivo), e ulteriore riduzione del detersivo, anche se già non mi veniva in mente di seguire le indicazioni dei produttori. Ah, io uso il caro vecchio Winnie’s, pare sia piuttosto eco-compatibile, è sponsorizzato da Legambiente, e spero di non dover scoprire che è un’altra bufala, visto che costa decisamente di più di ogni altro detersivo in commercio. In alternativa, per ridurre l’impatto degli imballaggi, servirsi dei distributori alla spina, a Padova ne ho uno proprio vicino all’ufficio.

E, ovviamente, diffidare delle conclusioni affrettate di un (ex) comico genovese, che forse dovrebbe rendersi conto dell’impatto che lui ha, altro che detergenti, su chi lo ascolta e lo segue… 

4 commenti per “Bio Washball… Più ball, che bio e soprattutto wash”

COMPLIMENTI- ho visto anch’io la trasmissione su RAI 3: basta l’acqua tiepida per lavare, e se ci sono macchie le strofini con sapone di Marsiglia. Io uso quello liquido per tutta la biancheria e del tipo più economico dei DISCOUNT.
C’è un commercio pazzesco dietro la mania del pulito, le corsie dei supermercati dedicate ai vari detersivi, sono infinite…la gente non compra un detersivo MA tutte le ”palle”che raccontano in pubblicità.
Impariamo a decidere con la nostra testa! ciaooo

sei il nuovo Lubrano!ehehehe

IN CHE SENSO??

era rivolto a Mc!!!hehehheh

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